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Chiamare o scrivere: come si apre il primo contatto oggi

Immagine del redattore: DVS Int. Marketing
DVS Int. Marketing
11 minuti fa
Tempo di lettura: 8 min

Arriva la richiesta. Nome, numero, "vorrei un preventivo per rifare il bagno".


E lì ti fermi mezzo secondo: lo chiamo o gli scrivo?


Sembra una sciocchezza. Non lo è. In sei anni di campagne sull'edilizia italiana abbiamo visto aziende con lo stesso budget, la stessa zona e lo stesso prodotto chiudere numeri diversi solo per come aprivano il primo contatto.


Perché il primo contatto non è un dettaglio operativo. È il momento in cui una persona decide se sei uno che risponde o uno dei tanti a cui ha lasciato il numero.


E la risposta alla domanda "chiamo o scrivo?" non è una preferenza personale. Dipende da una cosa sola: da dove arriva quel contatto.



LA REGOLA DI BASE: IL CANALE LO SCEGLIE IL CLIENTE, NON TU


Il principio è semplice e quasi nessuno lo applica.


Si apre sul canale che la persona ha usato per cercarti, o su quello che ha implicitamente accettato lasciandoti il contatto.


Se ti ha scritto su WhatsApp, ha scelto di scrivere. Se ti ha chiamato e non hai risposto, ha scelto di parlare. Se ha compilato un modulo lasciandoti solo il numero di cellulare, ha accettato una telefonata — è quello il contratto implicito quando lasci un numero a un'azienda edile.


L'errore tipico è il contrario: il titolare che odia il telefono scrive a tutti, anche a chi lo aveva chiamato tre volte. O il commerciale vecchia scuola che telefona a chi aveva scritto un messaggio alle undici di sera proprio per non dover parlare.


In entrambi i casi stai chiedendo alla persona di fare uno sforzo in più. Al primo contatto, quello sforzo non lo fa nessuno.


CANALE PER CANALE: COSA FUNZIONA E PERCHÉ


Contatto da campagna pubblicitaria con modulo — si telefona


Questa persona ha visto un annuncio, ha cliccato, ha lasciato i dati. Non ti conosce, non ha cercato attivamente la tua azienda, e fra dieci minuti avrà la testa altrove.


Qui il telefono vince, e vince nettamente. Una voce entro pochi minuti trasforma un modulo compilato d'impulso in una conversazione vera.


Ma la telefonata da sola non basta: se non risponde, subito dopo parte un messaggio. Uno solo, breve, che dica chi sei e perché hai chiamato.


Il messaggio dopo la chiamata persa è la differenza tra un numero sconosciuto che ha squillato e un'azienda che ha provato a raggiungerti. Costa dieci secondi.


Contatto da click-to-message o da WhatsApp — si scrive


Chi ti ha scritto ha scelto di scrivere, spesso per un motivo preciso: è al lavoro, ha i bambini, non vuole parlare adesso.


Telefonargli addosso nei primi minuti è la cosa più veloce per farti ignorare. Si risponde per iscritto, si fanno una o due domande, e la telefonata si propone — non si impone: *"Ti va se ne parliamo due minuti al telefono? Dimmi quando ti è comodo."*


La gestione strutturata di questo canale è un mestiere a parte, e l'abbiamo spiegata nel dettaglio in WhatsApp Business per aziende edili. Qui ci interessa solo il principio: chi scrive vuole essere risposto per iscritto, almeno la prima volta.


Contatto dal sito o da un modulo email — si telefona, ma si avvisa prima


Chi compila un modulo sul sito ha già fatto un percorso: ti ha cercato, ha guardato i lavori, ha letto qualcosa. È più consapevole degli altri.


Funziona bene la sequenza inversa: prima un messaggio breve che annuncia la chiamata, poi la chiamata entro un'ora. *"Buongiorno, sono X di Y, ho ricevuto la sua richiesta per il terrazzo. La chiamo tra poco, se preferisce un altro orario me lo scriva."*


Sembra un giro in più. In realtà alza in modo netto la probabilità che al secondo squillo qualcuno risponda, perché il numero non è più sconosciuto.


Chiamata persa in orario di cantiere — si richiama, non si scrive


Se ti ha chiamato, vuole parlare. Punto.


Richiamare entro un'ora è il minimo. Se proprio non puoi, un messaggio che dice *"ero in cantiere, la richiamo entro le 18"* tiene aperta la porta — ma la telefonata va poi fatta davvero, a quell'ora lì.


Referenza o passaparola — si telefona, citando chi ti ha mandato


Qui la telefonata parte già avvantaggiata, a una condizione: che la prima frase contenga il nome di chi ha fatto il passaggio.


*"Buongiorno, sono X, mi ha dato il suo numero il signor Y per cui abbiamo rifatto il bagno a marzo."*


Non sei più un numero sconosciuto. Sei l'azienda di cui gli hanno parlato bene ieri sera a cena.


Email — quasi mai il canale di apertura


L'email in edilizia B2C serve dopo: per mandare il preventivo, la documentazione, le foto dei lavori.


Come primo contatto è lenta, finisce in mezzo alle promozioni e non comunica nessuna urgenza. L'eccezione è il B2B — amministratori, studi tecnici, imprese generali — dove l'email è spesso il canale naturale e va usata.


LA FINESTRA DEI PRIMI MINUTI


C'è una cosa che vediamo ripetersi su qualsiasi settore dell'edilizia e con qualsiasi budget.


La probabilità di parlare davvero con una persona crolla in fretta, e crolla nei minuti — non nei giorni.


Chi risponde entro pochi minuti parla con una quota di contatti molto più alta di chi risponde il giorno dopo. Non è una questione di tecnica di vendita: è che dopo qualche ora quella persona ha già lasciato il numero ad altri, o ha già cambiato pensiero.


Non ti serve un numero preciso per capire la conseguenza operativa. Ti serve solo accettare questa: il contatto che arriva alle 10:30 va lavorato alle 10:35, non alle 19:00 quando torni dal cantiere.


E se alle 10:35 sei sul ponteggio con le mani sporche, il problema non è il contatto. È che non hai deciso chi risponde quando tu non puoi.


Le tre soluzioni possibili, in ordine di costo


1. Un ruolo interno dedicato — anche part-time, anche una persona in ufficio che fa solo quello nelle fasce giuste. È la soluzione che funziona meglio nelle aziende strutturate.

2. Una risposta automatica immediata seguita da contatto umano entro un'ora — l'automatismo tiene il posto, la persona chiude. Funziona a patto che l'umano arrivi davvero.

3. Fasce orarie fisse e dichiarate — la peggiore delle tre, ma meglio del caos. Se rispondi solo alle 13 e alle 19, almeno lo fai sempre e lo dici nel messaggio automatico.


Quello che non funziona è la quarta opzione, che è quella che usano quasi tutti: rispondo quando capita.


Su cosa succede quando "quando capita" diventa il sistema: il 40% dei contatti che perdi senza saperlo.


QUANTI TENTATIVI PRIMA DI LASCIAR PERDERE


Qui c'è l'errore più costoso di tutti, e costa più del budget pubblicitario: si molla al secondo tentativo.


Due squilli, nessuna risposta, il contatto viene archiviato mentalmente come "non interessato". In realtà quasi sempre era semplicemente una persona impegnata.


Una sequenza di apertura ragionevole, su cui lavoriamo con le aziende che seguiamo, sta intorno ai 5-7 tentativi distribuiti su 10-14 giorni, alternando i canali.


Come può essere fatta


  • Giorno 0 — telefonata entro pochi minuti. Se non risponde: messaggio breve subito dopo.

  • Giorno 0, sera — seconda telefonata in fascia diversa (tra le 18 e le 20).

  • Giorno 1 — messaggio con un contenuto utile, non con "ha visto la mia chiamata?". Una foto di un lavoro simile al suo vale più di un sollecito.

  • Giorno 3 — telefonata in una terza fascia oraria, diversa dalle prime due.

  • Giorno 7 — messaggio con una domanda secca e facile da rispondere: *"Sta ancora valutando o ha già risolto?"*

  • Giorno 14 — ultimo messaggio di chiusura: *"Chiudo la pratica, se le serve più avanti mi risponde qui."*


Quest'ultimo è il messaggio che porta più risposte inaspettate di tutta la sequenza. Perché non chiede niente e toglie pressione — e quasi sempre chi risponde lì dentro, risponde davvero.


Un contatto va considerato chiuso solo dopo tentativi su canali e orari diversi. Non dopo due telefonate fatte nella stessa fascia oraria di due giorni consecutivi, che è statisticamente lo stesso tentativo ripetuto.


Sul lavoro di ripresa dei contatti che sembrano morti: il follow-up che chiude.


A CHE ORA RISPONDE DAVVERO LA GENTE


Il tuo cliente tipo in edilizia lavora. Ha degli orari. Se lo chiami sempre nello stesso momento, stai testando sempre la stessa ipotesi.


Quello che osserviamo sulle aziende che seguiamo:


  • Mattina presto (8:00-9:00) — funziona bene su artigiani, commercianti, chi ha orari propri. Male su chi è dipendente e sta timbrando.

  • Pausa pranzo (12:30-14:00) — una delle fasce migliori in assoluto sul cliente privato.

  • Primo pomeriggio (14:00-17:00) — la fascia peggiore per i dipendenti, la migliore per i pensionati e per il B2B.

  • Sera (18:00-20:00) — la fascia più produttiva sul cliente privato, e quasi sempre quella meno usata dalle aziende edili, perché a quell'ora l'ufficio ha chiuso.

  • Sabato mattina — poco battuta dalla concorrenza e sorprendentemente ricettiva per i sopralluoghi.


La regola operativa è una sola: ogni tentativo in una fascia diversa dal precedente. Tre chiamate alle 15:00 di tre giorni diversi non sono tre tentativi, sono uno.


E se la maggior parte dei tuoi contatti arriva da campagne, guarda a che ora arrivano. Quasi sempre c'è una concentrazione serale che nessuno sta lavorando, perché alle 21:00 in azienda non c'è nessuno e il mattino dopo quel contatto ha già dodici ore sulle spalle.


I PRIMI QUINDICI SECONDI


Il canale giusto serve a poco se poi apri male.


Cosa funziona


  • Dire subito chi sei e perché chiami: nome, azienda, riferimento alla richiesta. Niente giri.

  • Fare riferimento a quello che ha chiesto lui, non al tuo catalogo.

  • Una domanda aperta e facile: *"Mi racconti un attimo cosa deve fare?"*

  • Chiudere con un passo concreto: data e ora del sopralluogo, non "ci risentiamo".


Cosa brucia il contatto


  • Chiedere il budget al primo contatto. È la domanda che fa alzare il muro più in fretta di tutte. Al primo contatto si capisce l'intervento, la metratura, la finitura desiderata, se ha già altri preventivi in mano. Il budget emerge da solo, dopo.

  • Fare il preventivo al telefono. Un numero dato al volo diventa il paletto su cui il cliente misurerà tutto il resto, sopralluogo compreso.

  • Partire con la presentazione dell'azienda. Vent'anni di storia aziendale nei primi quindici secondi di una telefonata non richiesta sono quindici secondi persi.

  • Messaggi lunghi. Se il primo messaggio ha cinque righe, non viene letto. Due righe e una domanda.

  • Il messaggio vocale al primo contatto. Da qualcuno che non ti conosce, un vocale di un minuto è una richiesta di tempo che nessuno concede.


Su come si gestisce tutto il tratto successivo, dal primo contatto alla firma: il commerciale in edilizia, perché il 90% delle aziende sbaglia la vendita.


IL PUNTO CHE QUASI NESSUNO CONSIDERA


Tutto questo lavoro sul canale, sui tempi e sulle fasce orarie ha un presupposto: che qualcuno tenga traccia di cosa è stato fatto e quando.


Se i contatti stanno in tre posti diversi — il telefono del titolare, un quaderno in ufficio, una chat di gruppo — non esiste nessuna sequenza da 5-7 tentativi. Esistono tentativi casuali, ripetuti a caso da persone diverse, che a volte chiamano due volte la stessa persona e a volte non la chiamano mai.


Non serve niente di complicato. Serve un posto solo dove sta scritto: chi è, da dove arriva, cosa gli è stato detto, quando va risentito.


Le aziende che chiudono più cantieri non sono quelle che ricevono più richieste. Sono quelle che non ne perdono per strada. È quello che è successo nel caso FM Ristrutturazioni a Milano: il cambio non è stato solo nelle campagne, è stato in come le richieste venivano prese in carico.


LE TUE DUE OPZIONI


La prima: continuare a rispondere quando capita, sul canale che preferisci tu, mollando al secondo squillo. E continuare a pensare che i contatti dalle campagne "non erano di qualità".


La seconda: decidere una regola per ogni origine di contatto, una sequenza di tentativi su fasce orarie diverse, e una persona responsabile di farla rispettare. Poi misurare per 60 giorni quanti contatti diventano sopralluoghi.


La differenza tra le due strade non si vede nel costo per contatto. Si vede nel numero di cantieri a fine trimestre, che è l'unico numero che paga gli stipendi.



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